Pure Confindustria fa impensierire Monti sulla riforma Fornero

I sindacati, ancora ieri, sono stati quelli che hanno usato i toni più netti per criticare la riforma Monti-Fornero del mercato del lavoro. Ma in queste ore è l’atteggiamento di Partito democratico e anche di Confindustria ad allarmare maggiormente Palazzo Chigi, spronato anche ieri dall’Ue a portare a compimento le nuove regole su assunzioni, licenziamenti e welfare.
16 AGO 20
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I sindacati, ancora ieri, sono stati quelli che hanno usato i toni più netti per criticare la riforma Monti-Fornero del mercato del lavoro. Ma in queste ore è l’atteggiamento di Partito democratico e anche di Confindustria ad allarmare maggiormente Palazzo Chigi, spronato anche ieri dall’Ue a portare a compimento le nuove regole su assunzioni, licenziamenti e welfare.

Certo, i toni dei rappresentanti dei lavoratori restano battaglieri: “La vicenda dell’articolo 18, così come quella degli esodati, se posso dirla con una battuta – ha detto Luigi Angeletti, segretario generale della Uil – rappresentano un fondato motivo, una giusta causa, per un licenziamento del ministro” del Lavoro, Elsa Fornero. Meno ironico, ma pur sempre ostile, il tono usato dalla leader della Cgil, Susanna Camusso, in una sua breve dichiarazione arrivata via Twitter: “Se, come temiamo, nel ddl non verrà previsto il reintegro nel caso di licenziamento illegittimo, continueremo le iniziative di protesta”. Fino a ieri sera, però, i leader sindacali commentavano ancora “ipotesi” di ddl, visto che l’articolato della riforma – e soprattutto il passaggio più controverso che è quello che apre ai licenziamenti economici e toglie ai giudici la possibilità in questo caso di ordinare il reintegro del lavoratore – non era ancora noto del tutto alle parti sociali. Pare che nemmeno in Consiglio dei ministri di ieri l’articolato si sia visto, anche se il ministro Fornero ha detto che dal suo punto di vista il testo è “praticamente pronto” e che subito dopo un’ultima discussione con il premier, sarà spedito al Quirinale.

Ma ieri, appunto, non erano tanto i sindacati a preoccupare l’esecutivo dei tecnici. Non a caso Monti ha voluto incontrare a Palazzo Giustiniani il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Nel colloquio, durato circa un’ora, sono stati affrontati i dubbi rimanenti del Pd che, come la Cgil, continua a insistere pubblicamente per una modifica in senso tedesco della riforma: il giudice deve poter decidere la reintegra del lavoratore, anche in caso di licenziamento economico. Si vedrà soltanto all’ultimo momento, forse, cosa il Pd accetterà e cosa il governo tecnico concederà. Ieri sera comunque si è tenuto un vertice tra Monti e i leader di partito: Bersani e Angelino Alfano (Pdl), atteso anche – nel momento in cui questo giornale andava in stampa – Pier Ferdinando Casini (Udc).

Ma dubbi sulla riforma sono arrivati anche da Confindustria: a Viale dell’Astronomia, specie in una fase in cui le uniche voci udibili paiono quelle favorevoli a un annacquamento della riforma, come nel caso del presidente designato Giorgio Squinzi, ci si chiede se in fondo gli industriali non rischino di avallare una “controriforma” (meno flessibilità in entrata, meno cassaintegrazione). Secondo quanto risulta al Foglio le dichiarazioni di queste ore della presidente Emma Marcegaglia sono lette in modo un po’ allarmistico a Palazzo Chigi: Confindustria potrebbe essere pronta a prendere le distanze dalla riforma, nel caso le volontà dei partiti e dei sindacati dovessero pesare troppo sulla lettera dell’articolato.